Quando ne ho scritto, sapevo che la Fondazione Crt (Cassa di Risparmio di Torino) sarebbe stata fonte di dispiaceri ancora a lungo per la condotta dei componenti dei suoi organi, di cui leggiamo dichiarazioni e prodezze sui principali giornali italiani.

La Fondazione Crt ha un patrimonio netto di 2,5 miliardi, eroga oltre 70 milioni all’anno di contributi e ha partecipazioni importanti in Unicredit e Generali. Ha anche il completo controllo di alcune società partecipata in tutta Italia, dalle vigne alle banche. Un bel tassello del Sistema Piemonte e un centro di potere fenomenale.

A Torino volano gli stracci intorno e dentro la Fondazione Bancaria Crt: il solito sistema opaco

I componenti degli organi della Fondazione, invece di applicarsi nell’attività prevista dallo statuto, erano dediti ad ordire tranelli, a menar fendenti l’un l’altro senza risparmio, a spartirsi gli incarichi nelle società partecipate, incuranti di potenziali conflitti di interessi. Da qui denunce, indagini delle Procure della Repubblica di Torino e Roma, l’invio degli ispettori del Ministero dell’Economia e Finanze e l’imminente arrivo di un Commissario straordinario.

Inspiegabilmente stavolta le ostilità sono finite sui giornali, quando di regola gli scontri di questo tipo restano confinati fra gli “eletti”. Così imbarazza ancora di più il balbettio/silenzio delle principali istituzioni torinesi, quelle che nominano gli organi della Fondazione, a partire dal Comune di Torino, dalla Regione Piemonte per arrivare all’Università e al Politecnico, alle associazioni imprenditoriali, ordini professionali, al mondo del terzo settore, arcivescovo compreso.