di Alessio Andreoli

Quando ho letto che il nostro premier Giorgia Meloni ha scritto una lettera ai dirigenti del suo partito Fratelli d’Italia in merito alla vicenda emersa dall’inchiesta di Fanpage mi sono entusiasmato e ho sperato in parole di assoluta condanna di quanto avvenuto. Ho incominciato a leggere senza nessun pregiudizio perché non dimentico mai che tu Giorgia sei il mio Presidente del Consiglio. Purtroppo mano a mano che scorrevo il testo il mio entusiasmo andava gradualmente ad affievolirsi fino a trasformarsi in un’amara disillusione in particolare leggendo le parole trasparenza, coerenza e posizione cristallina perché non mi limito a valutare il fatto fine a se stesso ma cerco di valutarlo in un quadro/contesto generale in cui si colloca il partito, proprio come fai tu Giorgia nel tuo documento.

Poi come d’incanto il mio entusiasmo si è riacceso nuovamente, anche più forte e vivace di prima e mi ha fulminato un pensiero. Se in FdI, come scrivi nella tua lettera, non c’è posto per nostalgici dei totalitarismi del ‘900 o posizioni razziste o antisemite alcune importanti figure del nostro governo devono tremare (forse anche tu Giorgia? Spero di no). Devono tremare per quanto, in un recente passato, dichiarato pubblicamente. C’è chi ha detto “Rivendico con orgoglio di essere fascista…” e poi è diventata ministro del Turismo. C’è chi ha aperto la propria casa ai giornalisti per mostrare i cimeli del ventennio per poi essere nominato seconda carica dello Stato.