I risultati dell’Indagine Pisa sulle competenze dei quindicenni in 91 paesi sono preoccupanti soprattutto per i paesi occidentali sviluppati. Documentano che continua il peggioramento iniziato nel 2018, quindi ben prima dell’impatto del Covid, nelle due competenze che sono alla base non solo di ogni altro apprendimento, ma anche dell’esercizio di una cittadinanza consapevole, la comprensione di un testo scritto e la matematica. Un peggioramento cumulativo equivalente a circa un anno di apprendimenti. Hanno tenuto meglio le scienze. I peggioramenti, inoltre, sono stati più intensi nei paesi, come ad esempio la Finlandia, che partivano dai livelli migliori. In questo poco confortante contesto internazionale, l’Italia ha un andamento migliore, con peggioramenti più ridotti, soprattutto negli ultimi tre anni. Per questo, per la prima volta da che viene effettuata questa indagine, si trova ora tra i paesi i cui quindicenni hanno risultati nettamente sopra la media Ocse in lettura e poco sopra la media in matematica. Un segnale, tutto sommato, come ha osservato anche il Ministro Valditara, della capacità della scuola italiana e dei suoi insegnanti di far fronte alle cause, tutte da esplorare, che, in Italia come altrove, da almeno un decennio rendono più difficile alle coorti successive di quindicenni di apprendere le competenze di base nell’uso della lingua e nel ragionamento logico-matematico. Si tratta, tuttavia, di un contenimento delle perdite, non di un loro recupero. Un segnale univoco di miglioramento per l’Italia riguarda la riduzione dei divari territoriali, anche se rimangono notevoli, e particolarmente vistosi se si comparano, rispettivamente, le percentuali di chi mostra il livello di competenze più alto e più basso. Ad esempio, in matematica si va da un 21,9% di studenti con un livello di competenze molto basso nel Nord Ovest al 44,4% al Sud. Specularmente, gli studenti con livelli di competenze molto alti sono rispettivamente il 10,2% e il 3,2%. Continuano a contare molto i tipi di scuola frequentata e, anche se non più della media Ocse, le condizioni socio-economiche delle famiglie, Questi divari suggeriscono che la forte differenziazione dei percorsi scolastici nella secondaria di secondo grado, tra licei, Istituti tecnici e istituti professionali, lungi dal compensare le diseguaglianze nell’acquisizione delle competenze di base derivanti dalle condizioni socio-economiche, li accentuano. L’onda lunga del peggioramento in alcune competenze di base in tutti i paesi, Italia inclusa, prima e dopo il Covid, ci interroga sul modo in cui i sistemi educativi riescono a sostenere gli apprendimenti e la costruzione delle competenze indispensabili a muoversi in società complesse in un tempo di forti cambiamenti, avvenuti e in corso, nei contesti in cui oggi crescono e apprendono i bambini e ragazzi: molteplicità delle fonti informative, pluralismo culturale, crescente incertezza sulle condizioni del mondo e sul futuro, uso e dipendenza dai social, più recentemente anche ricorso diffuso dell’intelligenza artificiale per informarsi, studiare, fare i compiti, ma anche ricevere consigli.

Meno ragazzi lasciano gli studi: dall’11,5% al 7,3%

Il declino delle capacità cognitive e l’impoverimento del linguaggio preoccupano. Di fronte all’impatto di cellulari e Intelligenza artificiale, la risposta può essere preservare…