I sospetti e le accuse di corruzione hanno già indotto Zelensky a riorganizzare i funzionari ad alti livelli, tanto nei ministeri quanto in altre strutture del governo centrale, e in tempi più recenti a sostituire il responsabile della Difesa, seguito a stretto giro da sei viceministri dello stesso dicastero. Anche perché, per continuare a raccogliere il sostegno di Europa e Stati Uniti, Kiev deve garantire sensibili progressi agli alleati occidentali nella lotta alla corruzione, per la quale l’Ucraina si colloca al 122° posto in una lista di 180 Paesi nell’indice di Trasparency International.

E ora arriva anche un documento a certificare quanto questa piaga, che per l’89% dei cittadini ucraini rappresenta il “principale problema” del Paese dopo la guerra, possa “mettere in pericolo la fiducia del pubblico e dei leader stranieri nel governo in tempo di guerra”. Riflessioni che arrivano da un documento “riservato ma non classificato” direttamente da Washington, scrive Politico, nel quale si elencano i passi chiesti dagli Stati Uniti per riforme tese a contrastare la corruzione, che Kiev non può rimandare pena un progressivo “abbandono” da parte dei partner strategici per la controffensiva. Al centro le priorità da raggiungere: dalla privatizzazione delle banche all’insegnamento dell’inglese a scuola, passando per la pressione nei confronti delle forze armate per adottare i protocolli della Nato.