Davvero sorprendente lo spazio pubblico di cui si è appropriato Carlo Calenda, che con il 3% delle previsioni sondaggistiche a proprio favore annichilisce Enrico Letta, al punto di accaparrarsi il 30% delle candidature nei collegi uninominali nel campetto dei Rocky-occhi-della-tigre de noantri. Indubbiamente in certi ambienti, e con certi borghesucci, ancora fa presa la spocchia da funzionarietto di Confindustria (magari con tanto di grembiule massonico, se il suo ufficio era al quinto piano del cubo nero dell’Eur) che sbarellava da un convegno a un briefing con lo zainetto colmo di luoghi comuni, ostentati come se fossero verità di fede.
Nel caso, l’uomo che s’impanca a fenomeno della concretezza in quanto già portaborse di un Montezemolo abbondantemente evaporato e spara diktat da pariolino prepotente, con il tono plebeo tipico del generone romano. Il tipo abbarbicato all’Agenda Draghi come viatico d’entrata nel circolo esclusivo dei bennati all’amatriciana, dove frequentare i Giovanni Malagò (detto “melagodo”) e un po’ di furbetti del quartierino che hanno fatto finanza.
Calenda e la rivolta social dei suoi supporter dopo l’accordo con Letta: “Hai tradito tutti noi, sei un trasformista come gli altri”






