Roma, 15 settembre 2026 – Da Washington a Pechino cresce il confronto sui rischi dell’intelligenza artificiale. Donald Trump minimizza gli allarmi lanciati dai big del settore e sostiene che l’unico vero “argine” necessario sia un presidente “forte e intelligente” come lui. Il presidente americano respinge l’idea di rallentare lo sviluppo dell’IA e attacca Dario Amodei, fondatore di Anthropic, che ha chiesto di frenare a livello globale i modelli più avanzati per ragioni di sicurezza. Per Trump fermare la corsa significherebbe favorire la Cina e “uccidere la gallina dalle uova d’oro”.

Il tycoon ha incontrato in segreto il ceo di OpenAI, Sam Altman, a margine della convention repubblicana a Dallas la settimana scorsa pochi giorni dopo il j’accuse di Jacob Coxon. Entro la fine della settimana o l’inizio della prossima, inoltre, lo speaker della Camera Mike Johnson e Trump avranno un incontro con i vertici di alcune aziende di IA. Intanto Barack Obama accusa i democratici di sottovalutare il tema.

Da Pechino il portavoce degli Esteri invita a evitare allarmismi che possano ostacolare una governance globale dell’IA. Ma il capo dell’intelligence cinese avverte che l’intelligenza artificiale è ormai il principale terreno della competizione tecnologica mondiale e una nuova arena dello scontro strategico fra potenze. Il tema sarà inevitabilmente al centro dell’attesa visita di Xi Jinping alla Casa Bianca, il 24 settembre.