di
Giuliana Ferraino
Il presidente Usa: «Forze negative sollevano problemi». Amodei: in sei mesi può crollare Internet. Nel faccia a faccia tra Xi Jinping e Trump a Washington il 24 settembre si parlerà anche di AI
«Chi vince nell’AI, vince», sostiene Donald Trump. Perciò il presidente americano non è disposto a frenare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Anche se ora a chiedere di rallentarne la corsa sono Dario Amodei di Anthropic, Sam Altman di OpenAI ed Elon Musk, fondatore di xAI, ora parte di SpaceX. Sono cioè alcuni di quelli che hanno costruito i modelli più avanzati e alimentato una competizione feroce. Ma adesso, con accenti diversi, dicono che la velocità è diventata un problema e che le protezioni rischiano di non tenere il passo. Amodei ha evocato lo scenario più estremo: «Entro 6-12 mesi agenti di AI più potenti potrebbero arrivare a impadronirsi di Internet».
Trump teme che rallentare significhi perdere la leadership su Pechino. «Siamo davanti alla Cina nell’AI. Siamo il Paese più sofisticato al mondo e voglio che resti così», ha detto dal suo golf club in Irlanda. Il presidente non esclude dei «guardrail», ma considera esagerati gli allarmi: «Ci sono molte forze negative che sollevano problemi che non si verificheranno». È la stessa preoccupazione espressa dallo speaker della Camera, il repubblicano Mike Johnson, contrario a una moratoria mentre Pechino continua a sviluppare i propri modelli. Johnson chiede piuttosto un confronto tra Casa Bianca, Congresso e aziende sulle regole di sicurezza.










