Da Washington a Pechino, il dibattito sui rischi dell'intelligenza artificiale continua a dilagare. Donald Trump minimizza sugli allarmi lanciati in questi giorni proprio dai big del settore assicurando che per regolare i prodotti basta un presidente "intelligente e forte" come lui. La Cina esorta gli Stati Uniti a non enfatizzare i pericoli mentre, allo stesso tempo, il suo capo dei servizi segreti avverte sui rischi per il Partito comunista. Il tutto a dieci giorni dall'attesa visita di Xi Jin Ping alla Casa Bianca durante la quale, è certo, l'argomento terrà banco.

"L'unico controllo o 'argine' di cui l'Ia ha bisogno è un presidente forte e intelligente (con un quoziente intellettivo elevato), e gli Stati Uniti ne hanno uno, eccome", si è autoelogiato il presidente americano su Truth, ribadendo il suo rifiuto a limitare lo sviluppo del settore nel quale lui stesso e i suoi familiari hanno interessi e investimenti finanziari.

Trump ha anche rivendicato che la sua amministrazione "ha impedito a certi 'personaggi' di compiere azioni dannose o potenzialmente tali e continueremo a farlo". The Donald cita in particolare Dario Amodei, il fondatore di Anthropic, che sabato ha lanciato sul suo blog l'appello a "rallentare" a livello globale il ritmo di sviluppo dei modelli più avanzati dell'Ia per motivi di sicurezza. "Ora finge di essere un 'angioletto perfetto' ", ha attaccato il tycoon sostenendo che "è in atto una cospirazione malata contro l'Ia e i data center, e l'unico Paese a rallegrarsene è la Cina. Teorici del complotto state in guardia".