Nove ore. Tanto è bastato perché quattro dei protagonisti della corsa all’intelligenza artificiale si trovassero d’accordo su una cosa che fino a poco tempo fa sembrava quasi impensabile: tirare il freno.
Sabato mattina Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha pubblicato un lungo intervento in cui sostiene che i progressi dell’AI negli ultimi mesi sono diventati "drasticamente più rapidi" e che bisogna guadagnare tempo per capire come controllare sistemi sempre più capaci di agire da soli. "Dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di AI", ha scritto.
Secondo Axios, un’ora dopo Elon Musk ha risposto: "Dario ha ragione". Alle 12.30 è arrivato Sam Altman di OpenAI: "Sono d’accordo con Dario sul fatto che dobbiamo rallentare la frontiera". Alle 19 si è aggiunto Demis Hassabis di Google DeepMind: "I dettagli vanno messi a punto, ma la direzione è corretta". Nel giro di nove ore i leader di quattro dei principali laboratori di AI si erano schierati dalla stessa parte.
Poi è arrivato Donald Trump.
Domenica, dal suo golf club di Doonbeg, in Irlanda, il presidente americano ha liquidato molti degli allarmi sull’AI come esagerati. "Ci sono molte forze molto negative che stanno sollevando questioni che non dovrebbero sollevare e parlano di cose che non accadranno", ha detto, secondo











