"Lo sviluppo dell’IA deve proseguire senza freni". Nel momento in cui le quattro aziende americane leader nello sviluppo dell’intelligenza artificiale (incredibilmente) concordano, con accenti diversi, sulla necessità di rallentarne lo sviluppo per dare priorità alla sicurezza, Donald Trump, dall’Irlanda, fa sapere di essere di altro avviso: "Siamo all’avanguardia rispetto alla Cina nell’IA. E voglio che rimanga così, perché chi vince nell’IA, vince". È noto del resto che Trump consideri la corsa all’intelligenza artificiale generale – in grado teoricamente di eguagliare e poi superare le capacità cognitive umane in ogni campo –, come un progetto Manhattan. E quindi? A differenza della corsa con l’Urss all’arma nucleare, lo sviluppo dell’IA non è un progetto del governo ma è in mani private, descritte a volte come senza scrupoli (ci arriveremo) e ha certamente bisogno di regole. Barack Obama ha recentemente inviato i Democratici a considerarla una priorità.
Dall’altra parte la Cina (Europa non pervenuta) sta recuperando rapidamente il terreno perduto, insidia le aziende americane con offerte di servizi a prezzi bassi, e ha priorità etiche e di sicurezza molto diverse da quelle occidentali. La corsa esiste.











