Rallentare deliberatamente il ritmo con cui si potenziano i modelli di nuova generazione. Con un saggio pubblicato nel settembre 2026, Dario Amodei, amministratore delegato e cofondatore di Anthropic, lancia un appello inedito all’intera industria high-tech. Non un congelamento della ricerca, ma un avanzamento regolato — il “pacing” — per evitare che sistemi in grado di accelerare la propria evoluzione corrano più veloci degli strumenti necessari a governarli.

Secondo il CEO di Anthropic, non basta più affiancare investimenti sulla sicurezza allo sviluppo delle capacità: occorre intervenire direttamente sulla velocità del progresso. Accelerazione automatizzata e rischi dell’auto-miglioramento ricorsivo Alla base della proposta di Amodei ci sono due elementi emersi negli ultimi mesi.

Il primo è l’auto-miglioramento ricorsivo: la crescente capacità dei modelli di assistere gli umani nella progettazione, nell’addestramento e nell’ottimizzazione delle generazioni successive di IA.

Un sondaggio interno condotto da Anthropic nel marzo 2026 su 130 ricercatori ha rilevato, con l’impiego di un modello sperimentale, una stima mediana di incremento della produttività pari a quattro volte. Se questo circuito di retroazione dovesse stabilizzarsi, la compressione dei tempi tra una generazione e l’altra rischierebbe di mandare in pensione le consuete procedure di valutazione della sicurezza, avvicinando l’ipotesi di una superintelligenza.