Anthropic, una delle società più forti nella corsa globale all’intelligenza artificiale, ha lanciato un messaggio che pesa sia sul piano tecnologico sia su quello economico: i laboratori che sviluppano modelli di frontiera dovrebbero discutere seriamente la possibilità di rallentare, o persino fermare per un periodo limitato, lo sviluppo dei sistemi più avanzati. La ragione indicata dall’azienda è il rischio di arrivare in tempi rapidi a forme di “recursive self-improvement”, cioè modelli in grado di migliorarsi senza intervento umano diretto. È il cuore del testo co-firmato da Marina Favaro e Jack Clark.La richiesta arriva in un momento che rende il caso ancora più delicato. Anthropic non parla da posizione marginale. Nelle ultime settimane ha annunciato un round Series H da 65 miliardi di dollari che l’ha portata a una valutazione post-money di 965 miliardi, una soglia che la colloca tra le aziende private più ricche del mondo e la avvicina al club delle società da mille miliardi. L’azienda ha spiegato che questi fondi serviranno a sostenere la domanda, restare alla frontiera della ricerca e portare Claude in più ambienti di lavoro. (Fonte: Anthropic)Qui sta il nodo economico e politico della vicenda. Anthropic chiede più cautela proprio mentre accelera sulla raccolta di capitali, sulla capacità di calcolo e sull’espansione commerciale. È la contraddizione che i critici le contestano da tempo: invocare regole più strette mentre si compete per diventare il campione industriale dell’AI generativa.Indice degli argomenti: