Sul ponte di una petroliera in avvicinamento a Bab el-Mandeb, la costa yemenita non è più soltanto una linea scura all’orizzonte. Dopo la conquista di Mokha e dell’isola di Mayun, gli Houthi dispongono di posizioni affacciate sul passaggio che collega l’Oceano Indiano al Canale di Suez. Bastano la minaccia di un missile, un drone o una mina e la conseguente prudenza degli assicuratori per deviare una nave verso il Capo di Buona Speranza. In poche ore, un’offensiva combattuta nello Yemen ha riportato il petrolio attorno ai 106 dollari al barile e mostrato quanto una guerra rimasta a lungo ai margini dell’attenzione internazionale possa incidere sui trasporti, sui prezzi e sulla sicurezza globale.
Dalle montagne di Saada al mare
Per comprendere come una milizia nata nelle province montuose del nord sia arrivata a condizionare una delle principali arterie economiche del pianeta bisogna tornare agli anni Novanta. Il movimento oggi conosciuto come Houthi o Ansar Allah, “Partigiani di Dio”, si sviluppò negli ambienti del revival religioso zaidita attorno alla famiglia al-Houthi. Lo zaidismo è una corrente dell’islam sciita storicamente radicata nello Yemen settentrionale, dove per secoli gli imam zaiditi esercitarono il potere politico e religioso.











