Dopo più di quattro anni di guerra in Ucraina, e con le elezioni per rinnovare la Duma (oltre ad amministrazioni regionali) in programma dal 18 al 20 settembre, la Chiesa ortodossa russa che ha sempre sostenuto Vladimir Putin e la sua scelta di avviare l’invasione nel febbraio 2022, non vuole lasciare nulla di intentato per rinfrancare il morale delle truppe al fronte. E così il Patriarcato sotto la guida di Kirill ha deciso di inviare nel Donbass – una delle regioni che Mosca contende a Kiev – le reliquie del principe che sconfisse i Mongoli. Si tratta della mano destra, quella che impugnava la spada, di Dmitry Donskoy, gran principe che fermò l’Orda d’Oro nella battaglia del 1380 a Kolikovo, sul fiume Don. Nove anni dopo, anche Donskoy morì, ma il suo nome era ormai iscritto nella lista degli eroi russi. Ancora oggi i nazionalisti venerano questa figura di principe combattente, che fu pure artefice della prima costruzione della fortezza del Cremlino. Non è un caso che a Donskoy durante la Seconda Guerra Mondiale sia stato intitolato un certo numero di carri armati finanziati dalla Chiesa ortodossa, e in tempi recenti pure un sottomarino nucleare, il TK 208.

Alcune settimane fa, durante lavori di scavo all’interno della cattedrale dell’Arcangelo a Mosca – nel complesso del Cremlino – sono stati trovati alcuni resti, che esperti hanno attribuito senza alcun dubbio al principe Donskoy. Putin è stato invitato a partecipare all’ispezione: l’occasione è stata motivo di una foto che ritrae Putin accanto al patriarca Kirill, dinanzi ad uno scrigno che contiene le reliquie.