Emma Bonino (Getty Images)
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«Ragazze, niente è impossibile ma niente è gratis». Era il suo primo motto, quando imperversava nelle piazze sessantottine con gonnellone a fiori, zoccoli e un imperativo: abbattere il sistema. Non riuscendoci, Emma Bonino ha applicato a sé stessa l’ammonimento con rigore radicale. E dentro quel sistema si è imbullonata, passando da una poltrona all’altra, da un’onorificenza all’altra, ma sempre con l’aura libertaria di chi è contro il potere.
Con sofferenza, ne siamo certi, ma niente è gratis. Lo scricciolo d’acciaio, come la definivano i suoi compagni d’università, è volato via ieri all’età di 78 anni, piegato dai postumi letali di un tumore ai polmoni che sembrava debellato.
Voleva lasciarselo alle spalle continuando a fumare quelle sigarette che lo avevano provocato. Non una terapia vincente. Impulsiva e divisiva come da scuola di politica pannelliana, negli ultimi tempi era diventata più dolce (gli amici dicevano «Incredibile, adesso ti ascolta perfino») con la testa avvolta negli stupendi turbanti orientali. Sergio Mattarella l’ha definita «un punto di riferimento», Giorgia Meloni ha avvertito in lei «la voce forte e riconoscibile della politica». Avrà i funerali di Stato, martedì o mercoledì. Mai sposata, lascia Rugiada e Aurora, due figlie in affido.











