“Adesso posso mostrare il tuo volto e i tuoi occhi bellissimi”. Solo ora che non c’è più, Denise Cosco, la figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, recupera il diritto ad avere un volto. A mostrarlo. Lo fa per lei la zia, Marisa Garofalo, con un post sui social che in poche righe riassume la battaglia della ragazza. Contro la ‘ndrangheta che le ha tolto la madre e una vita normale, contro il mondo da cui ha dovuto nascondersi per sopravvivere. Forse anche contro se stessa. «Nessuno potrà più decidere per te, non dovrai più nasconderti», scrive Marisa Garofalo a quella nipote per tutta la vita costretta a occultare la sua identità e la sua storia, a trincerarsi dietro nomi e identità di copertura per evitare di essere braccata dalla sua stessa famiglia, che della ‘ndrangheta di Petilia Policastro è uno dei clan più feroci. Avevano condannato anche Denise, rea — ha messo a verbale un pentito — della stessa “macchia” della madre: puntare il dito contro il padre e gli zii che gliel’hanno ammazzata in un’aula di tribunale. «Ancora una volta hai scelto la tua adorata mamma — si legge nel post della zia, che da quattro anni non riusciva a vedere la nipote — nessuno potrà più separarvi».