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La Procura di Velletri vuole vederci chiaro sul suicidio della 35enne Denise Cosco, la figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo uccisa nel 2009, che l'altro giorno è deceduta in ospedale a Roma dopo essersi lanciata domenica scorsa dal terzo piano della palazzina di Ariccia, vicino la Capitale, dove viveva. Il sostituto procuratore, Domenico Vicario, ha aperto un'inchiesta, per ora a carico di ignoti, per istigazione al suicidio. L'obiettivo dell'Ufficio inquirente diretto dal procuratore, Carlo Villani, è quello di ricostruire le ultime ore di vita della donna per capire se abbia ricevuto minacce al punto da indurla a compiere il gesto estremo. Per questo motivo, il magistrato titolare del fascicolo ha delegato i carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati da un lato a sequestrare il cellulare di Denise per analizzarne il contenuto. E dall'altro ad ascoltare il compagno della 35enne ancora sotto shock poiché si trovava in casa al momento del suicidio. Contestualmente, il pm ha incaricato il medico legale per eseguire a stretto giro l'autopsia sul corpo della donna.

Sull'esistenza di Denise ha sempre aleggiato la tragica fine della madre, assassinata a 35 anni per mano delle cosche di Petilia Policastro il 24 novembre 2009. Lea venne uccisa barbaramente su ordine dell'ex marito, il boss Carlo Cosco, poiché rivelò ai magistrati le vicende criminali della sua famiglia e non solo.