La donna era stata per anni sotto protezione e aveva cambiato identità. Nel 2009 aveva denunciato il padre, Carlo Cosco, condannato per l’omicidio della madre, testimone di giustizia
Si è uccisa a 35 anni Denise Cosco, la figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, la donna calabrese simbolo della ribellione alle mafie, uccisa nel 2009 dall’ex compagno Carlo Cosco (padre di Denise) e il suo corpo bruciato e fatto a pezzi. La notizia, anticipata da Avvenire, è stata confermata all’Ansa da più fonti. La mamma aveva la stessa età quando fu assassinata per mano della ‘ndrangheta. Secondo quanto si è appreso, il dramma si sarebbe consumato domenica e la donna sarebbe morta alcuni giorni dopo in ospedale.
Gli anni sotto protezione
Denise aveva testimoniato nel procedimento per l’omicidio della madre. È rimasta sotto protezione fino al 2018, ha cambiato nome, ha ottenuto un lavoro, ha vissuto in una località segreta, sempre seguita dal Servizio Centrale di Protezione della Polizia Criminale che non l’ha mai abbandonata e sostenuta da don Luigi e da Libera. In pochi conoscono il suo viso, nessun evento pubblico. Solo poche interviste. Domenica, il gesto estremo.
Sua madre, Lea Garofalo, è diventata uno dei simboli della ribellione alle mafie. Testimone di giustizia, scelse di collaborare e finì sotto protezione insieme alla figlia. Fu uccisa il 24 novembre 2009 a Milano dall’ex compagno Carlo Cosco, padre di Denise, che la attirò lontano dalla tutela con l’inganno. Dopo l’omicidio, il corpo venne fatto a pezzi e bruciato. Alcuni resti furono ritrovati solo anni dopo, grazie alla collaborazione di uno dei responsabili. I funerali si tennero il 13 ottobre 2013 in piazza Beccaria, davanti a migliaia di persone.










