Quanto inquina davvero una maglietta da pochi euro? Per rispondere, un gruppo di ricerca dell’Università Concordia di Montreal, guidato dalla ricercatrice Xinyu Xu e dal professor Chunjiang An, ha ricostruito con il metodo dell’analisi del ciclo di vita l’intero percorso di due t-shirt, una in poliestere e una in cotone, dalla fabbricazione in Cina fino allo smaltimento in Canada, passando per il trasporto e per l’uso quotidiano da parte del consumatore. Lo studio pubblicato sulla rivista Cleaner Waste Systems, non si limita a confrontare i due materiali, ma prova a capire in quale fase del ciclo di vita si concentra davvero l’impatto ambientale del fast fashion, e quali scelte potrebbero ridurlo di più.
Poliestere ed emissioni, cotone e risorse naturali
Nello scenario di base, quello che rispecchia le condizioni più comuni di produzione e utilizzo, la maglietta in poliestere genera 9,62 chilogrammi di Co2 equivalente lungo l’intero ciclo di vita, calcolato su un utilizzo di 20 lavaggi, contro i 6,1 chilogrammi della maglietta in cotone. La differenza si spiega soprattutto con l’energia necessaria a produrre la fibra sintetica, di origine petrolchimica, e con le sostanze impiegate nella sua lavorazione.






