Un abito acquistato online per pochi euro, un paio di sneakers super scontate recapitate a casa in un paio di giorni, una cintura che costa come un caffè. Dietro la fast fashion, alimentata soprattutto da colossi come Shein e Temu, si nasconde un costo ben più alto di quello indicato sullo scontrino. A pagare il prezzo è soprattutto il Pianeta: l’industria tessile risulta, infatti, tra le più inquinanti del mondo, responsabile, secondo il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (United Nations Environment Programme, Unep), di circa l’8% delle emissioni di anidride carbonica, più di tutti i voli internazionali e le spedizioni navali messi insieme. A trasformare questa minaccia in una risorsa sono due giovani scienziate statunitensi, Neeka e Leila Mashouf, titolari di Rubi Laboratories, startup biotecnologica attiva proprio nell’industria dei materiali per la moda sostenibile.

La passione per la scienza

Una storia, questa, che va raccontata dal principio. Le gemelle, cresciute nella Baia di San Francisco, in California, in una famiglia di imprenditori, si sono cimentate fin da ragazzine in ricerche sulla fotosintesi artificiale e sulle terapie contro il cancro. Un inizio precoce e straordinario, che ha avviato un percorso di ricerca scientifica e innovazione. Su questa scia, anni dopo Neeka si è laureata in ingegneria dei materiali ed economia aziendale all’Università di Berkeley, mentre Leila ha studiato medicina e neuroscienze alla Hopkins University e poi a Harvard.