La Corte d’Appello di Milano ha confermato il decreto che obbligherà l’ex Ilva di Taranto a spegnere gli altiforni entro la fine ottobre. Respinta la richiesta di Ilva e Acciaierie di sospendere il decreto fino a quando non arriverà l’ultima sentenza, quella della Corte di Cassazione. Esultano i Genitori Tarantini che iniziarono la causa nel 2021. Incerto il futuro dell’acciaieria e dei suoi dipendenti.

L'ex Ilva di Taranto sarà obbligata a spegnere i suoi altiforni entro la fine di ottobre. La Corte d'Appello di Milano lo aveva stabilito già il 27 luglio, ma poi Ilva e Acciaierie d'Italia avevano fatto ricorso in Cassazione e chiesto che, nel frattempo, lo spegnimento venisse sospeso. Ma oggi la stessa Corte (composta da giudici diversi) ha respinto quella richiesta.

Il motivo, hanno spiegato, è che il diritto "dei cittadini alla salute" viene prima di quello "all'esercizio dell'attività di impresa". E gli impianti sono stati ritenuti inquinanti, dunque dannosi per la salute. L'obbligo di spegnimento resterà in vigore fino a quando non sarà "rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti" e non saranno adottate le misure "necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza". Ci sono circa due tonnellate di amianto nello stabilimento, inglobate nelle strutture che servono a riscaldare l'aria per fondere i minerali. Dunque, c'è il rischio di dispersione di polveri sottili, dannose per la popolazione, come mostrato dai dati sulla mortalità nella zona più, alta della media. Come siamo arrivati allo spegnimento dell'Ilva Il procedimento era iniziato nel 2021, quando undici cittadini dell'associazione Genitori Tarantini avevano promosso a Milano (sede legale dell'azienda) una richiesta di inibitoria. Il 27 luglio di quest'anno, in Appello, il Tribunale aveva dato loro ragione.