Sarà una Pontida nazional-regionale. Niente leader stranieri al raduno della Lega, segnato quest'anno da un'emorragia di consensi e dure crepe interne. E non a caso il palco sarà tutto per amministratori, governatori e il popolo del Carroccio che scalpita. Così ha deciso il segretario Matteo Salvini per il 20 settembre. E così l'ala nordista rivendica la novità: "E' merito nostro", racconta più di un ribelle. Da mesi chiedono al leader di ascoltare il nord, di farsi da parte e delegare responsabilità alla squadra. In quattro parole: "Meno io e più noi", sferza Massimiliano Romeo a capo della Lega lombarda, tra i più martellanti nelle accuse e perciò in bilico nel suo ruolo di capogruppo al Senato.

Diversa la narrazione del partito: l'assenza di Marine Le Pen o Santiago Abascal come negli ultimi anni, è stata condivisa con gli alleati europei - è la premessa in una nota - e dettata dalla "volontà di avere una Pontida fortemente identitaria, interamente concentrata sul popolo della Lega, sui suoi militanti e amministratori, sui territori". Oltre che più attenta a temi come "sicurezza, pensioni, taglio del costo della vita", su cui si giocano le prossime Politiche. Insomma, una mano tesa dal segretario alla base in fermento, nel primo raduno senza Umberto Bossi. Un possibile copione, allora, potrebbe essere di tornare alla vecchia formula di Pontida quando intervenivano sul palco anche i segretari regionali del Carroccio. E' l'effetto concreto del 'patto di Pontida': l'accordo stretto tra Salvini e i frondisti per non sporcare la sacralità del pratone che da oltre trent'anni ospita la manifestazione ma ora più a rischio assenze, che contestazioni. Da varie province del nord, al momento, le defezioni si intuiscono nei pullman, quasi dimezzati, organizzati per raggiungere la Bergamasca. Insomma la tregua armata resta, come ha dimostrato il faccia a faccia di mercoledì tra Salvini e i governatori (il lombardo Attilio Fontana, il friulano Massimiliano Fedriga, il presidente della provincia di Trento, Maurizio Fugatti e l'ex Doge, Luca Zaia). Nessuna concessione del "capitano" e nessuno strappo dei dissidenti. A parte la volontà, annunciata da Fontana, di portare avanti il progetto dell'associazione del Nord. Dopo il 20 settembre però, i ribelli potrebbero tornare sul ring. Lo ammette Romeo: "A Pontida cerchiamo di arrivare il più uniti possibili" ma "i problemi restano e dobbiamo affrontarli". Intervistato a Radio 24 e poi a Sky, il capogruppo non ci gira intorno: "Nella Lega stiamo perdendo la fiducia degli elettori. Ci siamo un po' imborghesiti. Abbiamo pensato alla gestione del potere e meno al territorio". E guardando all'ex e oggi rivale Vannacci, ammonisce: "La Lega non sia la copia di altri movimenti".