Il fronte del Nord è in fermento, ma l’allarme sui territori amministrati dalla Lega risuona da molto tempo. Il 20 novembre 2022, a Treviglio, provincia di Bergamo, si svolge il congresso provinciale del Carroccio: a sorpresa vince il sindaco di Telgate, Fabrizio Sala, contro Mauro Brambilla, il candidato considerato più vicino a Matteo Salvini. Otto voti dividono i due sfidanti: si scava il primo solco, quando il governo Meloni è appena entrato in carica. Quasi una legislatura dopo, parlano le immagini: lunedì sera, il capogruppo leghista al Senato, Massimiliano Romeo, molto vicino al governatore lombardo Attilio Fontana, esplode durante un affollatissimo incontro ad Alzano Lombardo, sempre nella Bergamasca. «Non faccio questa battaglia perché ho perso la poltrona. Anzi, facendola rischio di perderla» dice Romeo, facendo capire che ci sono manovre in corso per sostituirlo con un fedelissimo del segretario. Tutto tace, ufficialmente, dentro il partito, al netto della kermesse romana andata in scena sui temi dell'economia e della sicurezza. In queste ore, solo chi non ha più incarichi dentro la Lega accetta di parlare in chiaro. «Dall’esterno capisco chi si sta ribellando oggi, ma è facile farlo con la Lega al 4% dei sondaggi. Bisognava invece muoversi per tempo» commenta Toni Da Re, veneto, ex sindaco ed ex europarlamentare del Carroccio, espulso ormai tre anni fa direttamente dal segretario.Verso Pontida, tra molti dubbiChi può parlare da ex senza alcun problema è Pierguido Vanalli, già sindaco di Pontida, dove tra dieci giorni nel famoso “pratone” si confronteranno le diverse anime del partito. «C’ero l’altra sera ad Alzano Lombardo e devo dire che Romeo sta portando avanti una critica vera, non so se questo può bastare per dargli la stoffa del leader - dice Vanalli -. Di certo è fallita l’operazione del Carroccio tricolore. Abbiamo fatto troppi compromessi con Roma, abbiamo imbarcato troppa gente che si è avvicinata al partito solo per la convenienza del momento». È questa altalena di stagioni che si rincorrono, dai primi exploit in terra bergamasca alla secessione annunciata sul Monviso, dalla malattia del Senatur alla "notte delle scope" di Maroni, a emergere nei racconti della base storica. «Io c’ero quando si diceva: né neri, né rossi ma liberi con Bossi. È ancora quella la nostra linea, non è cambiata. Mai con la sinistra, ma neppure così a destra dove ha finito per spingerci Salvini».L’abbraccio mortale non tanto con la premier e Fratelli d’Italia, considerati comunque distanti dal patrimonio genetico della Lega, ma soprattutto con l’enigma Vannacci, è al centro delle discussioni tra i militanti. «Mugugnano e fanno bene a farsi sentire, ma vanno soprattutto ascoltati, perché capiscono che le nostre parole d’ordine rischiano adesso di essere tradite». Sul leader di Futuro nazionale, l’ex sindaco dà una definizione molto diretta: «È un Borghezio che parla in modo più fine, ma dice le stesse cose. È stata un’imprudenza candidarlo e ancora di più farlo vicesegretario. Ha conquistato una visibilità che non merita, cavalcando temi come la lotta all’immigrazione che proprio Salvini da ministro dell’Interno ha saputo affrontare meglio di tutti. È stato un vero peccato». Il ramoscello d’ulivo arriva paradossalmente in vista del 20 settembre. «Vedrete, Pontida sarà come sempre un momento di festa e riflessione, senza contestazioni».Quanto pesa il carrello della spesaLe linee di frattura dentro la Lega sono due e hanno un denominatore comune, dirimente quanto scontato: il territorio. Al partito dei governatori, che si è preso le prime pagine nell’estate del grande scontento, si è via via aggiunto il partito dei sindaci, che spinge da tempo sull’acceleratore. La richiesta che si è raccolta chiaramente nell’ultimo anno da amministratori, primi cittadini e consiglieri comunali, oltre che da migliaia di militanti, è univoca: torniamo a parlare dei nostri temi, dall’autonomia al federalismo. «Il problema della Lega non è organizzativo - sottolinea ad esempio il primo cittadino di Noventa Padovana, Marcello Bano -: perdiamo voti perché siamo in crisi di identità e non è certo cambiando il segretario, o la struttura interna del partito, che si può risolvere un problema così profondo. Dobbiamo tornare a uno spirito più concreto nel capire e nel rispondere ai bisogni delle persone».Le priorità dei primi cittadini veneti si chiamano inflazione e carovita. «Non posso parlare a nome di tutti, ma da sindaco - osserva Bano - vorrei sicuramente maggiore equità di trattamento da parte dello Stato: ad oggi i Comuni del Nord e in particolare i Comuni virtuosi sono fortemente penalizzati. Siamo ai limiti della discriminazione, come più volte denunciato anche dal presidente di Anci Veneto, Mario Conte, un leghista come me. La nostra gente lotta ogni giorno col carrello della spesa e la pompa della benzina sempre più cari. Chi se la cavava abbastanza bene fino a qualche anno fa oggi fatica per stare a galla, chi stava sulla linea di galleggiamento oggi è finito sotto e ci chiede aiuto».Sullo sfondo, per gli orfani di Bossi & C., c’è la madre di tutte le battaglie. Occorre passare il confine regionale, se si vuole combatterla: è la difesa del governo della Lombardia. Non è ancora chiaro chi e in che modo condurrà la partita, visto che stando alle percentuali prese dai singoli partiti, il Pirellone spetterebbe, nel caso vincesse il centrodestra, al partito maggioritario, in questo momento Fratelli d’Italia. Proprio l’arrendevolezza con cui il Carroccio targato Salvini avrebbe dato il suo benestare a questa spartizione decisa da Meloni, però, preoccupa molti iscritti e simpatizzanti.