Pace fatta. Nella Lega torna il sereno. Almeno in vista di Pontida. L’unico ad essere armato resta Alberto da Giussano. Matteo Salvini ha incontrato i governatori nella sua casa romana e gli ha fatto deporre le armi. «Tutto bene» dicono. D’altronde Pontida per i leghisti è «sacra». Il vertice domestico del Capitano, più che una cena di famiglia, è servito a rimettere in ordine la famiglia. A casa Salvini sono arrivati Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e Luca Zaia. Sul tavolo la roadmap dei prossimi mesi, le scadenze elettorali e la necessità di arrivare al pratone senza coltelli sotto il tavolo. Dal partito parlano di un «clima di assoluta collaborazione». Le ostilità, almeno fino al 20 settembre, sono sospese. Non è poco, considerando che soltanto qualche settimana fa Attilio Fontana e Massimiliano Romeo avevano chiesto al segretario un passo di lato. La piccola rivolta, però, non ha fatto proseliti.Nessun governatore si è accodato, il golpe padano è rimasto senza golpisti. Salvini, ha scelto di non alzare i toni e di convocare i maggiorenti del Nord. Il risultato è una fotografia di unità che a Via Bellerio sperano possa durare ben oltre Pontida. I governatori hanno condiviso l’idea di lavorare già nei prossimi giorni a un manifesto programmatico con priorità per le prossime sfide. Un modo per spostare la discussione dai nomi alle cose da fare e per chiudere la stagione delle liti. Il segnale più importante arriva però da Romeo (foto). Il capogruppo al Senato, finito nel mirino di alcuni colleghi che avevano persino ragionato su una mozione di sfiducia, adesso abbassa le armi. «Dobbiamo far crescere e rilanciare il movimento tutti insieme», dice. Aggiungendo che: «Non si vuole sfasciare nessuna Lega. Si costruisce la Lega insieme». Parole che suonano come un armistizio dopo settimane di bordate. Romeo non rinnega la richiesta di «forte rinnovamento» rivolta al partito, ma cambia registro: «Capogruppo sì, capogruppo no, continuerò il mio impegno». E soprattutto mette il sigillo sulla pace: «Pontida è sacra, saremo tutti uniti, quello è certo». Nessun ammutinamento sul pratone. «Chi si aspetta di vedere una Lega divisa si sbaglia», assicurano dal Carroccio. Salvini intanto prepara l’intervento del 20 settembre e punta a trasformare Pontida nel vero rilancio politico. Lo slogan scelto, «Non passa lo straniero», lascia poco spazio alle interpretazioni: immigrazione clandestina, Islam ed Europa saranno i bersagli principali. Bruxelles è tornata nel mirino per le ipotesi di nuovi vincoli sugli affitti brevi: «Giù le mani dalle case degli italiani», tuona la Lega, che dopo le case green denuncia un’altra invasione di campo dei «burocrati non eletti».Sul fondo resta l’autonomia. Importantissima per la Lega. Roberto Calderoli festeggia il via libera della Liguria agli schemi di intesa e aspetta Lombardia e Piemonte. La partita, oggi, è politica. Salvini ricompatta il Carroccio e Romeo offre il ramoscello d’ulivo. A Pontida Alberto da Giussano rischia di essere davvero l’unico a presentarsi con l’elmetto.
La pace del Nord con i governatori. “Ora la road map. Pontida è sacra”
L’incontro per parlare del raduno del 20 settembre. Il capogruppo Romeo smorza i toni: “La Lega è indivisibile”











