Più che una festa, la kermesse leghista potrebbe servire a “fare la festa” a qualcuno. Ma non è chiaro chi sarà la vittima delle possibili contestazioni: Salvini o i nordisti? Una riconciliazione pare impossibile. La mappa dei “ribelli”, le strategie del capo e il posizionamento dei big.
Pontida sarà «una festa». Lo ha promesso il segretario provinciale bergamasco Fabrizio Sala, tra i frontmen nordisti che hanno promosso la rivolta contro Matteo Salvini. Il rischio, con i veleni fratricidi a livelli mai visti dalle scope su Umberto Bossi, è che il primo raduno senza il Senatur serva più a ‘fare la festa’ a qualcuno. E non è ancora chiaro chi sarà la vittima delle possibili contestazioni: se il segretario federale che il direttivo lombardo ha ‘processato’ e vorrebbe cacciare o se i ‘frondisti’ Massimiliano Romeo e Attilio Fontana, unici big usciti allo scoperto per chiedere un passo di lato del fu Capitano.
Massimiliano Romeo e Attilio Fontana alla Versiliana (Ansa).
Le ombre su Pontida 2026
C’è chi dice che per Pontida non si riescano ad arruolare i volontari, e chi teme le contestazioni a entrambi i fronti e le “botte” sul pratone. Finora gli unici fischiati in pubblico sono Romeo e Fontana, la settimana scorsa alla Versiliana, quando sono stati contestati da tre persone al grido di «C’è solo un capitano». Ma i malpancisti potrebbero protestare semplicemente boicottando il raduno o anche con uno striscione eclatante come nel giugno 2011 quando il vessillo gigante issato sulla collina di fronte al pratone con la scritta «Maroni presidente» (inteso del Consiglio) segnò una svolta nel movimento, primo indizio del clima che portò, dopo gli scandali, alle dimissioni di Bossi.











