Oltre 15 anni di riprese e 18 milioni di piedi di pellicola girata (l'equivalente di oltre 5400 km). È il materiale da cui è nato il documentario What Love Builds, al debutto fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, autoritratto/confessione di Russell Crowe (anche in veste di regista), nel quale il premio Oscar esplora il modo in cui musica e recitazione nella sua vita siano interconnesse, raccontando il percorso con le sue band in giro per il mondo, ma lanciando in parallelo anche uno sguardo a tutte le sue scelte artistiche.

Russell Crowe

"Ho fatto il film per rispondere a una domanda che mi viene costantemente posta, quali sono le differenze che vedo tra musica e la recitazione. What Love Builds mostra che per me non ci sono differenze, vengono entrambe dalla stessa fonte creativa" spiega al Lido l'attore. Il neozelandese Crowe, classe 1964, interprete di almeno una settantina di produzioni, fra piccolo e grande schermo, vincitore oltre che dell'Academy Award, fra gli altri di un Bafta, un Golden Globe e uno Screen Actors Guild, non cambierebbe "nulla della mia carriera artistica. Anche i momenti più bui in realtà, sono stati incredibilmente educativi, mi hanno insegnato moltissimo. Sono una persona estremamente felice, perché all'età di 62 anni ancora vengo richiesto, riesco a lavorare su progetti che mi appassionano. Fin dal mio primo film, che ho fatto non sapendo se ce ne sarebbe stato un altro, ho dato il massimo di me stesso, così come faccio sempre. Quando mi alzo alle quattro del mattino per arrivare sul set, ho la motivazione, la passione, la spinta a farlo, perché credo in quello che sto facendo, perché mi interessa l'argomento, mi interessa il personaggio e mi dispiace per quegli attori che invece sono costretti ad andare sul set per progetti in cui non credono. Io amo profondamente il mio lavoro, e adesso non vedo l'ora che scopriate il mio Ramírez (interpretato nel film originale da Sean Connery, ndr) nel nuovo Highlander, che è strepitoso, Billion Dollar Spy o Unabomber su Netflix".