Venezia, 11 settembre 2026 – ''Recentemente ho scoperto di avere origini irlandesi e italiane. Un mio antenato si chiamava Luigi Ghezzi. Ad un certo punto incontrò una donna a Città del Capo e si sposarono. Fino a poco tempo fa, non sapevamo che fosse irlandese. È una di quelle donne che ha lasciato l'isola alla ricerca di una vita un po' meno cattolica''.

Russell Crowe ha un motivo in più ora per amare il nostro Paese. L'attore australiano è tra i protagonisti della Mostra del Cinema di Venezia con 'What Love Builds', documentario musicale presentato Fuori Concorso in cui si affida a un monologo cadenzato dalle sue composizioni, mostrando come musica e recitazione siano dimensioni viscerali e interconnesse, capaci di fondere narrazione e performance. Uno sguardo raro e approfondito sulle fonti d’ispirazione che hanno plasmato l'artista, realizzato attraverso filmati d’archivio e fotografie inedite.

“Qualsiasi cosa io faccia nella mia vita creativa nasce con la musica”, spiega Crowe. ''Negli ultimi quindici anni ho raccolto materiali, riprese di concerti e interviste che testimoniano la mia carriera meno nota di musicista. È un film sulla narrazione, sulla performance, sull'integrità artistica, sulla determinazione e sulla gioia''. Un lavoro che lo ha impegnato per circa quindici anni. ''Quando ci siamo messi seduti per iniziare a montare questo girato, ci siamo ritrovati con oltre 18 milioni di piedi di pellicola'', racconta l'attore e regista. ''Potete immaginare che impresa enorme sia stata cercare di estrapolare e montare una struttura narrativa da tutto quel materiale. Ma la mia intenzione originaria era chiara: volevo rispondere alla domanda che mi viene posta più spesso, ovvero quale sia la differenza tra musica e recitazione''.