Di: Sharon Bernardi Il cosiddetto caso Zali rimbalza sull’operato del Ministero pubblico: dalla politica è partita una segnalazione al Consiglio della Magistratura, a cui compete il potere disciplinare e di sorveglianza sui magistrati riguardo a un incarto di 5 anni fa che aveva coinvolto Claudio Zali. Il Procuratore generale Andrea Pagani, contattato dalla RSI, ci ha risposto che la sua posizione è “limpida e pacifica e che nella segnalazione nulla gli viene rimproverato”. Considerazioni che ha già sostenuto, con proprie osservazioni, davanti al Consiglio della magistratura.Il mittente è la sottocommissione parlamentare giustizia incaricata dell’alta vigilanza. Il destinatario è il Palazzo di giustizia a Lugano, dove ha sede il Consiglio della Magistratura. Oggetto: l’operato del procuratore generale Andrea Pagani su un incarto di 5 anni fa che aveva coinvolto Claudio Zali.Nel mirino della politica fino ad ora c’era l’interessamento del consigliere di Stato alla vicenda del 14enne detenuto per quasi un mese nel carcere della Farera. La nuova segnalazione, inviata il 27 di agosto, non riguarda però l’inchiesta per abuso d’ufficio e tentata coazione, relativa alla famosa riunione con i vertici delle strutture carcerarie voluta da Zali.La politica va oltre. Nella segnalazione c’è allegata una mail, datata settembre 2021 e che la RSI ha visionato. Riguarda il comportamento di Claudio Zali con due donne. Il presidente del Consiglio della Magistratura, Damiano Stefani ha detto alla RSI di aver subito avviato gli accertamenti, aggiungendo che tra una decina di giorni renderà la sua decisione su questa segnalazione.La posizione del procuratore generaleIl PG Andrea Pagani alla RSI oggi ha ribadito più volte che considera la sua posizione “limpida e pacifica”. Perché la mail non conteneva sufficienti indizi di reato per avviare un’istruzione e perché la segnalante, chiamata subito a deporre per approfondire la sua mail, rifiutò di farsi verbalizzare.La denunciante, cioè colei che scrisse la mail, è la 52enne, trovata morta il 18 di agosto nelle acque del lago davanti a Melide. La medesima persona che pubblicò le telefonate con il consigliere di Stato Claudio Zali. Le stesse in cui lo si sentiva anche incitare alla violenza su di una donna.Ed è anche la stessa persona da cui era partita l’inchiesta per presunti reati contro l’integrità sessuale, che per il consigliere di Stato Zali è una denuncia mendace: perché, sostiene lui, frutto di bugie e perché lui e la presunta vittima negano qualsivoglia comportamento indebito.Probabilmente martedì, in Parlamento, se ne parlerà ancora. Forse con una discussione generale. Seidisera del 11.09.2026