Ci sono degli audio dove parla di avere “pestato” una donna e della necessita di “riempire di botte” un’altra. Ci sono poi due inchieste che lo vedono coinvolto. E infine c’è anche il mistero della morte della donna 52enne che ha postato sui social quelle registrazioni che hanno scatenato la polemica anche politica. Il cadavere è stato trovato nel lago di Lugano. Ombre e misteri avvolgono il Canton Ticino e al centro di tutta questa intricata vicenda c’è Claudio Zali, giudice e già presidente del Consiglio di Stato del Cantone svizzero di lingua italiana (per intenderci una sorta di premier che guida, a rotazione, il governo cantonale).

La prima inchiesta

In poco più di due mesi il 64enne, apprezzato giudice e noto politico di destra della Lega dei Ticinesi, finisce al centro di diversi scandali. A fine giugno i magistrati ticinesi aprono un procedimento penale nei suoi confronti per le ipotesi di abuso di autorità e tentata coazione: si ipotizzano pressioni per aiutare un’amica ad alleggerire la posizione del figlio minorenne autore di sevizie su un coetaneo.

Le registrazioni postate sui social

Ma la vicenda si fa più complessa il 22 luglio. Una donna, celandosi dietro il nome finto di “Sabrina”, pubblica sui social delle registrazioni tra lei e Zali: si tratta di telefonate avvenute alcuni anni prima. In quegli audio il giudice/politico utilizza frasi molto violente: “Quando è venuta a casa mia l’ho pestata… Allora chiamo un mio amico di Milano, uno che non mi tradirebbe mai e mi aiuta a risolvere questo problema tramite quarte o quinte persone…”.