di
Christian Benna
Nel 1951 un incontro in una trattoria diede vita a una collaborazione lunga 70 anni e a capolavori come la 250 GT, la Daytona, la Testarossa e la F430. Ora, al Salone Auto di Torino, il filo di quella storia torna nelle mani degli eredi
«L’auto più bella è quella che vince» diceva Enzo Ferrari con una frase che non ammetteva curve né frenate . «La linea di un’auto deve essere pulita ed essenziale, ma soprattutto deve essere bella», era il motto di Battista “Pinin” Farina, il fondatore di Pininfarina, il re dei carrozzieri torinesi. Due rotte orgogliosamente destinate a non incontrarsi mai, e che invece si ritrovarono a metà strada in una trattoria di Tortona, quasi metà strada tra Modena e Torino nel 1951, perché nessuno dei due avrebbe mai fatto visita all'altro.
Da quell’incontro, mediato da un ragazzo che voleva cambiare il mondo dell’auto, il 25enne Sergio Pininfarina figlio di Battista, è nata una collaborazione che è stata un rettilineo lungo 70 anni fatto di oltre 100 modelli. «L’auto che vince è anche la più bella». Così nacquero: la 250 Gt Berlinetta, la 365 Daytona, la Testarossa, la F430.








