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Christian Benna

I grandi designer che nacquero nelle «boite» del dopoguerra, tra scoccai e battilastra. Poi la crisi dei primi Duemila. E adesso, con l’addio di Audi a Italdesign (in via di cessione agli indiani di Ust) sembra spegnersi la luce sulla Design Valley

Diceva Enzo Ferrari che l’auto più bella è quella che vince, persuaso dalla potenza dei suoi motori. Ma per arrivare primo anche in eleganza, «The Drake», ingranava la retromarcia e da Modena guidava fino Torino dove usava «far vestire» i modelli più esclusivi del Cavallino Rampante. E come lui facevano tanti, se non tutti, i costruttori di automobili, come i vip, i capi di stato: chiunque volesse salire a bordo di una fuoriserie unica e inimitabile. Si capisce. Nella capitale dell’auto targata «sua maestà Fiat» ruggivano da ogni parte battilastra e scoccai, quelle carrozzerie (eredi dell’arte di battere a mano i metalli delle carrozze a cavallo), che dagli anni trenta in poi si sono trasformate in sartorie di lusso delle quattroruote di mezzo mondo.

La Torino Car design valleyCapacità ingegneristiche ma intrecciate con matite da artisti. Centri stile avanzati accanto a fabbriche competitive. Insomma la Torino Car design valley, quella dell’auto bella che vince nata attorno alla corsa dalle quattro ruote di inizio secolo e diventata quartier generale dell’alta moda dei motori. In pista c’era il genio di Pinin Pininfarina, di Battista («il piccolo») Farina, che nel 1930 esce dall’azienda di famiglia e si mette curare le forme delle auto di Vincenzo Lancia. Da allora a oggi più di 100 modelli Ferrari (e tante altre vetture) sono usciti da progetti realizzati a Cambiano, e dalla ex fabbriche di Bairo e di Grugliasco. Poi ancora Vignale, Stola, Maggiora, una lunga lista di «boite» che battevano lastra come si ricamano abiti da passerella. E c’era Carrozzeria Bertone, tra i primi, dal 1912, a fare design di automobili fino a creare la Lamborghini Countach e la Miura, e la Lancia Stratos. E soprattutto, grazie a Nuccio Bertone, fucina di giovani talenti: da Giorgetto Giugiaro a Marcello Gandini.