Scenari

Fabrizio Giugiaro: "La tecnologia rende possibile un'auto. Il design le dà significato"

Pechino spinge lo sviluppo tecnologico a ritmi forsennati, ma la chiave per trasformare l'auto in un oggetto veramente desiderabile resta il design

Negli ultimi anni, il dibattito sull'automobile non verte più su chi realizza le tecnologie migliori, questione importante ma forse non decisiva. La vera domanda è un'altra: chi sa trasformare la tecnologia in un prodotto desiderabile, comprensibile e capace di creare un legame emotivo con le persone?

Da progettista, penso che tale compito spetti al design, che non è solamente un esercizio estetico, un vestito da applicare a una meccanica già definita: è il punto di incontro tra funzione, cultura, innovazione e desiderio. In carriera, per disegnare una vettura sono partito quasi sempre da un motore e un telaio. E la sfida non consiste nel rendere l'auto più appariscente, ma nel darle personalità. La quale nasce dalla capacità di immaginare il domani prima che diventi realtà. Ripensando al passato, mi viene in mente la mia prima vettura, la BMW Nazca M12: svelata a inizio anni 90, esplorava nuovi linguaggi formali, soluzioni aerodinamiche e una diversa integrazione fra tecnologia e stile. Il tutto partendo da un telaio di carbonio mai realizzato prima per una GT stradale e da un motore che non esisteva ancora. Molti suoi elementi appaiono ancora oggi moderni: non perché fosse stata disegnata per stupire, ma perché nasceva da una riflessione sul futuro. Ed è, questo, un discrimine fondamentale: il migliore design italiano, infatti, non segue le tendenze, ma prova ad anticiparle.