Soffia un forte vento di destra radicale
Biagio Marzo
Powered by
L’Europa ha un problema. Soffia un forte vento di destra radicale. Il voto in Sassonia-Anhalt ha scoperchiato il vaso di Pandora di Bruxelles, facendo emergere errori e contraddizioni accumulati negli ultimi decenni. Non siamo negli anni Venti e Trenta del Novecento, e la Storia non si ripete mai allo stesso modo. Ma ignorarne gli avvertimenti sarebbe irresponsabile. L’Unione europea si è allargata fino a comprendere 27 Paesi, ma all’allargamento geografico non è corrisposta un’analoga integrazione politica. È rimasta troppo spesso prigioniera dei veti nazionali, mentre burocrazia e tecnocrazia hanno occupato spazi lasciati vuoti dalla politica. A ciò si aggiunge il peso delle lobby, fisiologico in ogni democrazia finché trasparente, pericoloso quando finisce per condizionare le decisioni senza risponderne agli elettori. È qui che va recuperato il principio dell’etica della responsabilità: chi rappresenta i cittadini deve rispondere delle proprie scelte.
L’Europa, nonostante la mutilazione della Brexit, resta una delle maggiori conquiste politiche del secondo dopoguerra. Ma proprio per questo deve cambiare. Un’Europa politicamente unita e autonoma non conviene né alla Russia di Vladimir Putin né all’America trumpiana. Con strategie, mezzi e finalità differenti, entrambi guardano con favore a un continente più debole e frammentato. E gli europei, purtroppo, ci mettono del loro: il nazionalismo torna a crescere, alimentato dalle guerre, dalle paure della globalizzazione, dall’immigrazione e dalla perdita di sicurezza economica e sociale. Il risultato della Sassonia-Anhalt non è quindi un episodio isolato. AfD rappresenta la manifestazione più clamorosa di un fenomeno che attraversa diversi Paesi. Anche in Italia esistono narrazioni radicali, nazionaliste e sovraniste. E il rapporto ambiguo con Mosca attraversa settori della destra e, con motivazioni differenti, della sinistra populista.












