La trasferta di oltre 90 imprenditori in Argentina e Brasile ha gettato le basi per una crescita dimensionale del made in Italy in uno scacchiere dalle enormi potenzialità. Dall’energia ai trasporti, ecco come oltre vent’anni di negoziati si trasformano in una nuova frontiera del business. Lontana dalla Cina

Si potrebbe dire che la vera partita per il Mercosur, comincia proprio adesso. Mentre gli imprenditori italiani volati in Argentina e Brasile al seguito di Confindustria e del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, salgono sull’aereo che li riporterà in Italia, è tempo di fare un primo bilancio della prima missione imprenditoriale nel nuovo spazio economico con cui l’Ue si è alleata la scorsa primavera, dopo quasi 26 anni di negoziati. Inutile negarlo, con i venti di guerra commerciale che tornano a spirare ciclicamente e con Cina ed Europa a un passo dallo scontro frontale sempre che Pechino non cambi registro sulla concorrenza, all’industria italiana servono nuovi spazi vitali.

Tutto molto ben sintetizzato sul finire della missione cha ha portato in Sudamerica oltre 90 imprese, dal vicepresidente di Confindustria con delega all’export, Barbara Cimmino. “Vogliamo passare dall’accordo Ue-Mercosur firmato all’accordo Ue-Mercosur utilizzato dalle imprese. Con l’entrata in vigore dell’accordo Ue-Mercosur abbiamo raggiunto un obiettivo storico. Ma questo non è che un primo passo: i dialoghi di questi giorni devono tradursi in accordi, collaborazioni, progetti, forniture e investimenti”. Da dove partire? Cimmino ha le idee già chiare. “Energia, agroalimentare, tecnologie digitali, farmaceutica e biomedicale sono i settori dai quali partire per esprimere ancora di più il potenziale della collaborazione tra Italia e Argentina”.