La missione di Tajani tra Argentina e Brasile punta a trasformare l’apertura Ue-Mercosur in export, investimenti e nuove partnership industriali. Ma Roma attribuisce all’intesa anche un valore politico: rafforzare la presenza europea in un’America Latina sempre più contesa
La missione sudamericana è partita dalle imprese, ma a San Paolo Antonio Tajani ha allargato il perimetro. Dopo la tappa di Buenos Aires, il ministro degli Esteri ha guidato in Brasile una delegazione di oltre cento aziende italiane, insieme a Confindustria e ai vertici di Ice, Sace e Simest, con l’obiettivo dichiarato di trasformare le prospettive aperte dall’accordo tra Unione europea e Mercosur in contratti, investimenti e maggiore presenza industriale. Sullo sfondo dell’azione politico-commerciale del ”Sistema-Paese” Italia c’è una partita che per la Farnesina supera il commercio.
“Non possiamo distinguere la politica commerciale dalla politica estera”, ha detto Tajani a San Paolo. La formulazione chiarisce la lettura che Roma sta dando dell’accordo con il blocco sudamericano. “Noi siamo l’Occidente, vogliamo che l’America Latina sia sempre più parte dell’Occidente”, ha aggiunto il ministro, sostenendo che la presenza italiana ed europea nella regione costituisce “una presenza alternativa ad altre presenze” e che accanto al confronto commerciale esiste anche “un confronto politico”.













