La storia privata della leader radicale, tra le bambine accolte in casa e la scelta di non convolare a nozze
Loro la chiamavano “mamma” e lei le chiamava “figlie”, anche se non c’erano state né gravidanze né adozioni. Aurora e Rugiada – oggi circa 50enni – sono invece le bambine affidate a Emma Bonino negli anni ’70, l’epoca delle grandi riforme.
Appena fondatrice del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (Cisa), nel 1975 Bonino confessa proprio un aborto clandestino. O meglio, l’allora reato di procurato aborto. Scopo dell’autoaccusa e del conseguente arresto è avviare la campagna che porta all’approvazione della legge 194 del 1978 sull’Interruzione volontaria di gravidanza (Ivg).
L'incontro con Aurora e Rugiada
Stando ai suoi racconti, è in quel periodo che Bonino conosce due donne che le affidano le loro figlie, ancora “piccole piccole”, come dice la neo “mamma”. Rugiada, addirittura, è appena nata. Aurora, dal canto suo, diventa la mascotte del Partito Radicale, presentatosi alle elezioni politiche del 1976 con Bonino capolista ed eletta deputata a 28 anni.










