Roma, 11 settembre 2026 – Il mercato del lavoro italiano ha guadagnato 1,6 milioni di occupati in cinque anni e ha ridotto di 787mila unità il numero delle persone in cerca di un impiego. Ma dietro il miglioramento generale si sta formando una frattura generazionale sempre più netta: i giovani entrano più tardi, gli anziani escono più tardi. È questa la fotografia che emerge dai dati Istat sul periodo luglio 2021-luglio 2026, nei quali la crescita dell’occupazione si intreccia con due trasformazioni strutturali del Paese: l’invecchiamento della popolazione e l’allungamento della vita lavorativa prodotto anche dalle riforme previdenziali.
Occupazione su di 4,4 punti
Nel quinquennio il tasso di occupazione è cresciuto di 4,4 punti percentuali, mentre quello di disoccupazione è sceso di 3,4 punti. A luglio 2026 gli occupati sono 24 milioni e 370mila, con un tasso di occupazione al 63,2% e la disoccupazione al 5,8%. Nell’ultimo anno gli occupati sono aumentati di 307 mila unità.
È un miglioramento quantitativamente consistente, ma non uniforme. La crescita interessa quasi tutte le fasce d’età, con una sola eccezione: i 15-24enni. Per loro il tasso di occupazione è diminuito di 1,2 punti in cinque anni. All’estremo opposto, tra i 50 e i 64 anni l’aumento è stato di 7,8 punti, quasi il doppio della media generale.










