“I familiari tutti ringraziano quanti fino ad ora sono stati vicini al loro grande dolore ma al momento sospendono le visite a casa ed ogni altro dovere. La Salma è a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, si scusano per il disagio recatogli. I familiari ringraziano.”: il manifesto polemico della famiglia Papalia è stato diffuso all’indomani della decisione di Alessandra Cerreti, magistrato di punta della procura di Milano, che ha disposto il 28 agosto che le esequie per la scomparsa di Domenico Papalia non potessero svolgersi con una funzione pubblica, una comunicazione valida fino al 2 settembre ma ancora ieri a Platì e nella Locride se ne contavano oltre 70. Una polemica velata con le istituzioni che si unisce all’applauso scattato durante l’inumazione e documentato da Klaus Davi, in esclusiva per il sito Dagospia, nella notte del 6 settembre ha seguito l’evento iniziato alle 5:00 del mattino.

Il precedente della famiglia Alvaro di Sinopoli

Non è la prima volta che una famiglia di ‘Ndrangheta fa polemica per le decisioni adottate dall’Autorità giudiziaria o prefetture: successe con la famiglia Alvaro di Sinopoli, altro potentissimo clan, che nel manifesto funebre dedicato alla scomparsa di Giuseppe Alvaro avvenuta il 10 luglio 2025, scrissero “Le forze dell’ordine e la magistratura hanno già fatto tanto fino ad ora….. Ogni atto di limitazione è inutile e finalizzato solo a pubblicità. No strumentalizzazione ma opere di rispetto della dignità umana”.