Spoleto. Imparare a riconoscere la paura, fermare la rabbia prima che diventi un gesto aggressivo, chiedere aiuto e recuperare la capacità di prendersi cura degli altri. Sono alcuni degli obiettivi del laboratorio di regolazione emotiva con gli animali realizzato tra gennaio e giugno 2026 nel carcere di Spoleto. Al percorso hanno partecipato nove detenuti, sei dei quali sono stati poi coinvolti nella valutazione finale. Il progetto è stato promosso dall’associazione Una zampa per Birillo con il coinvolgimento della vice direttrice Giada Gatticchi e dell’educatrice Anna Benedetta Bonfigli. Il lavoro è stato seguito dalle psicoterapeute Giusy Mantione e Francesca Fortunati, con la presenza di tre cani: Lilli, Plinio e Musetta. Il rapporto con i cani per lavorare sulle emozioni Il carcere ospita 529 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 456 posti (dati Antigone). In questo contesto, la relazione con gli animali è stata utilizzata come strumento per affrontare emozioni spesso difficili da esprimere in un contesto carcerario. I cani non giudicano e non conoscono la storia delle persone con cui entrano in relazione: reagiscono alla presenza, alla voce, ai gesti e alle attenzioni che ricevono. Questo ha permesso ai detenuti di sperimentare modalità diverse di relazione. Uno dei partecipanti ha definito il laboratorio «l’unico luogo dove poter essere autentici», mentre per un altro gli incontri hanno rappresentato una pausa dalla quotidianità del carcere. Ci sono stati anche momenti di forte coinvolgimento emotivo. Un altro, come racconta Repubblica, ha parlato dei figli e si è commosso: i compagni lo hanno sostenuto e quel momento ha aperto una riflessione sui rapporti familiari e sulle persone che si trovano fuori dal carcere. Un altro partecipante aveva difficoltà nella compilazione dei questionari. L’aiuto degli altri detenuti ha trasformato quella difficoltà in un'occasione di collaborazione. La sua ironia è poi diventata un'altra risorsa per il gruppo.