Roma, 26 mag. (askanews) – Aiutare una persona detenuta a ritrovare se stessa per prepararsi a rientrare in società grazie a strumenti concreti come i laboratori di zooarteterapia e una “rete” costituita da enti, istituzioni e associazioni del terzo settore operanti sul territorio. È questo il tema al centro del convegno in programma il 28 maggio a partire dalle 14.00 e il 29 dalle 8.30 nell’Aula Magna del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università Federico II di Napoli in Via Federico Delpino 1. Titolo dell’evento è “Muso a muso con il futuro, l’integrazione sociosanitaria in carcere”; l’appuntamento è promosso dall’Area di Coordinamento per la Sanità Penitenziaria dell’ASL Caserta e dal Laboratorio Territoriale Regionale “Eleonora Amato” della Regione Campania.

Fil rouge della “due-giorni” napoletana è il presupposto che il carcere non debba essere solo un luogo “punitivo” ma uno spazio dove è possibile e doveroso attivare percorsi di cura e trasformazione. La ricostruzione, infatti, parte dall’interno della persona, che va preparata a rientrare e ad essere inclusa nel mondo esterno al carcere, riducendo il rischio di recidive. Anche la normativa sull’ordinamento penitenziario, in vigore nel nostro Paese dal 1975, stabilisce che la pena debba avere una funzione rieducativa e orientata al reinserimento sociale e la legge sull’integrazione sociosanitaria, introdotta in Italia agli inizi degli anni Duemila, riconosce che le persone fragili necessitano di risposte coordinate tra sanità, servizi sociali e terzo settore.