Roma, 9 gen. (askanews) – Promuovere la pratica artistica in contesti segnati da fragilità o limitazioni della libertà personale con l’obiettivo di creare momenti di condivisione e inclusione attraverso la relazione e il dialogo. A portare l’arte e i laboratori all’interno di contesti protetti, incluso anche le carceri, sono stati le studentesse e gli studenti romani di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, che hanno partecipato a un progetto dell’artista Joana Vasconcelos, promosso dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Il progetto culminerà con l’inaugurazione della mostra dal titolo VENUS che inaugurerà il 18 gennaio presso lo spazio PM23 di Piazza Mignanelli, a Roma.

Il contributo di NABA si è sviluppato attraverso un articolato percorso laboratoriale, svolto con cadenza settimanale, finalizzato alla produzione dei materiali destinati alla realizzazione di un’opera installativa. All’interno del campus dell’Accademia, le studentesse e gli studenti hanno lavorato alla creazione di manufatti realizzati con materiali e cromie differenti, che saranno successivamente assemblati per dare forma all’opera che sarà esposta nello spazio della mostra.

Accanto al lavoro svolto in Accademia, il progetto ha assunto una forte valenza sociale, estendendosi a diversi contesti esterni grazie al coinvolgimento di una rete di partner attivi nei settori dell’accoglienza, della cura e della protezione: l’Associazione Differenza Donna APS, INTERSOS – Organizzazione Umanitaria ETS, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e il Gemelli Medical Center. In questi ambiti, le attività si sono svolte all’interno di strutture di accoglienza, spazi protetti e contesti sanitari, inclusi gli hospice ospedalieri, coinvolgendo persone che vivono condizioni di vulnerabilità e svantaggio sociale.