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Un nome, quello di Emma Bonino, che al solo pronunciarlo richiama la parola «diritti». Ma se si guarda la sua storia con la lente della cronaca politica - quella che non si ferma ai santini ma scava nelle dinamiche dei palazzi e delle piazze - la figura della leader radicale assume i contorni di un’eccezione permanente nel panorama italiano. Una vita vissuta sempre «contro», eppure quasi sempre dentro le istituzioni. Nata a Bra, nel cuneese, nel marzo del 1948, Bonino si laurea in Lingue alla Bocconi nel '72.Il metodo radicale per eccellenza: l'autodenuncia

Ma è la Milano dei primi anni Settanta, quella dei fermenti civili e delle piazze calde, a segnarne il destino. Nel 1975 fonda il Cisa e mette in atto quello che diventerà il «metodo radicale» per eccellenza: l’autodenuncia. Finisce in carcere per aver sostenuto la pratica di aborti clandestini quando l’interruzione di gravidanza era ancora un reato da codice penale fascista. E’ il punto di non ritorno. L’incontro con Marco Pannella sigilla un sodalizio che cambierà la storia dei diritti e del costume in Italia. Nel 1976, a soli 28 anni, varca la soglia della Camera dei Deputati. Da quel momento, la sua traiettoria politica diventa un pendolo perfetto tra le battaglie civili, a volte 'di nicchià, e i palcoscenici internazionali.