La mattina dell’11 settembre 2001 al «Logan International Airport» di Boston la temperatura è di 18 gradi, il vento soffia debole da nord-ovest e il cielo, sui tabelloni meteo che i dispacciatori consultano prima di ogni turno, riporta la sigla che ogni pilota ama trovare scritta accanto al proprio volo: «Cavok», nuvolosità e visibilità ottimali, nessun fenomeno significativo.Alle 7.30 sul Boeing 767 del volo American Airlines 11 — diretto a Los Angeles — 9 assistenti finiscono i preparativi per il decollo mentre i due piloti ricevono le ultime istruzioni. A sinistra siede il comandante John Ogonowski, un ex ufficiale dell’Air Force diventato coltivatore part-time nel Massachusetts. Alla sua destra c’è il primo ufficiale Thomas McGuinness.Gli 81 passeggeri sono già tutti sistemati. Al sedile 8D c’è Mohamed Atta, all’8G Abdul Aziz al-Omari, poco dietro — al 10B — Satam al-Suqami. Due fratelli, Wail e Waleed al-Shehri, sono in Prima classe, seduti vicini, ai posti 2A e 2B. Atta e al-Omari sono arrivati alle 6.45 con un altro volo da Portland quella stessa mattina. Durante il check-in a Portland, Atta è stato selezionato dal sistema informatico di pre-screening Capps (Computer assisted passenger prescreening system).