Di un nome, almeno, c’è stata certezza assoluta fin dall’inizio: quello del giovane e promettente broker Luigi Calvi, 34 anni, chiamato appena 3 mesi prima dell’11 settembre a lavorare nel bell’ufficio all’angolo del 104esimo piano della Torre Nord. Un incarico importante alla banca d’affari Cantor Fitzgerald, una vita davanti. Immaginate l’orgoglio di papà Mario, arrivato poverissimo da Napoli negli anni Sessanta per tentare la fortuna in America. Immaginate lo strazio di mamma Emma, incredula quella mattina davanti alle immagini degli aerei che si schiantavano sul World Trade Center. La storia di questo ragazzo italiano, insieme a quella della sua famiglia, negli ultimi 25 anni è diventata la ragione di vita di Giulio Picolli, classe 1941, che risponde al telefono da una bella casa del New Jersey stringendo tra le mani il suo libro “speciale”. «La prima pagina è dedicata a Gigi, che era come un figlio per me». Le altre – 414 a oggi – sono la fotografia del pezzetto d’Italia che le Torri Gemelle (ma anche i voli dirottati e il Pentagono) hanno inghiottito per sempre e di cui l’Italia, a dire il vero, sa poco o niente.Giulio e Mario, amici d’infanzia, alla volta di New York erano partiti insieme: «Siamo stati sempre una sola famiglia: all’inizio abbiamo vissuto nella stessa casa, poi quando ci siamo sposati siamo rimasti vicini. Io dei bambini di Mario sono stato padrino, testimone, tutto, e lui dei miei». L’attentato è un colpo al cuore e un fulmine a ciel sereno: servono meno di due ore, quando anche il secondo grattacielo (la Torre Nord, appunto) implode su se stesso, per capire che Gigi a casa non tornerà più. E poi servono oltre due mesi trascorsi tra ospedali, chiese, centri d’informazione e sale mortuarie per esserne sicuri, per ritrovarne il corpo. Finché una sera un telegiornale italiano in cui si dibatte della «fortuna di non avere avuto connazionali coinvolti negli attacchi» scatena nella testa di Giulio la sua pazza idea: quella di non fermarsi a Gigi, ma di cercare anche gli altri, i nomi di tutti gli italiani morti l’11 settembre. «Com’era possibile immaginare che in una città dove in così tanti eravamo immigrati non ce ne fossero? Forse che essere nati là, da genitori o nonni italiani, li rendesse meno connazionali?».All’inizio a rivolgersi a Giulio sono alcune famiglie campane: «A New York rappresentavo la mia Regione come consultore, era quasi naturale che le persone arrivassero a me. Ricostruii le prime storie, non senza difficoltà: le autorità mi negavano l’accesso ai registri per ragioni di privacy». La questione della mancanza di informazioni, d’altronde, è cruciale in questa vicenda: il governo italiano è il primo a non ottenere informazioni dagli americani, così come le associazioni (è il caso dell’Aviter, l’Associazione italiana delle vittime del terrorismo), che ben presto si arrendono all’impossibilità di sbrogliare la matassa delle doppie cittadinanze, dei doppi passaporti, dell’iscrizione o meno all’Aire. I social network poi – che oggi permettono alla stampa di ricostruire la storia di chiunque alla velocità della luce – nel 2001 non esistono. Alla fine, a livello pubblico, si finisce col registrare genericamente il numero di 10 vittime italiane (e 270 italo-americane), confermato dal presidente della Repubblica Giorgio Napoletano in un discorso commemorativo del 2008.Alcuni dei volti delle vittime di origine italiana delle Torri Gemelle di cui raccontiamo le storie in questo articolo: a partire dall’alto, a sinistra, Caterina Mazza, Angelo Sereno, Luigi Calvi, Deanna Galante, Giuseppe Agnello, Francesco GarfiGiulio intanto continua la sua indagine tutta solitaria e artigianale: «Mi basavo sulle testimonianze dei familiari: mogli, madri, padri, in alcuni casi fratelli e sorelle. E poi cercavo, cercavo negli elenchi pubblici. Al quinto anno mi sono arenato: 280 nomi. Poi Internet mi ha aiutato sempre di più con le sue banche dati e gli archivi: l’arrivo dell’IA è stato cruciale, sono riuscito a intercettare decine e decine di storie fino ad arrivare al numero di 414 appunto». C’è quella di Angelo Sereno, 29 anni, l’elettricista eroe sceso dal tetto di un edificio su cui stava aggiustando dei condizionatori per unirsi a una squadra di vigili del fuoco diretti alla Torre Nord: doveva sposarsi, amava la musica. C’è quella di Caterina Mazza (Kate per tutti, Delosch nei registri di morte, che usarono il cognome di suo marito), 46 anni, ex infermiera, prima donna comandante dell’accademia di polizia della Port Authority: l’11 settembre, nella hall della Torre nord, aiutò molte persone ad evacuare usando la sua pistola per rompere una vetrata e aprire una via di fuga. Stava portando in salvo una donna su una sedia a torre quando l’edificio crollò. E poi Deanna Galante, 42 anni, che è morta con il bimbo di 7 mesi e mezzo che portava in grembo e con la sua giovane cugina Grace; il pompiere Giuseppe Agnello, che quel giorno non era in servizio e si precipitò dai suoi colleghi; Linda Luzzicone, che chiamò suo padre con la voce colma di terrore ripetendo «mio Dio papà, stiamo bruciando, stiamo bruciando e i piani stanno crollando»; il trader Francesco Garfi; il capocantiere Rocco Medaglia.La lista dei nomi che fanno parlare italiano all’anniversario dell’attentato alle torri verrà letta venerdì, come ogni anno, nella sede del Consolato generale d’Italia a New York. E come ogni anno ci sarà Giulio col suo libro, che lui stampa in 300 copie e distribuisce gratuitamente a chi glielo chiede: nel 2006 è riuscito a convincere l’allora presidente della Camera Pier Ferdinando Casini alla posa di una lapide dedicata, oggi vorrebbe un totem con la possibilità di inserire i nomi e leggere le storie come quello di Ellis Island. «Il mio lavoro ormai è finito, io sono un vecchio signore un po’ stanco e nessuno ha raccolto questa missione. Un regalo, oltre all’intervista con l’agenzia LaPresse e con voi, me l’ha fatto mercoledì un giornalista de Il Newyorkese, Davide Ippolito, che ha digitalizzato il mio elenco e creato un sito». È online da mercoledì mattina, all’indirizzo www.nondimenticheremo.com e ha trasformato l’impegno di Giulio in memoria condivisa. Mancava.Giulio Picolli durante una commemorazione dell'11 settembre
Luigi, Angelo, Caterina: quel pezzo d'Italia inghiottito dalle Torri (e la storia di chi l'ha ritrovato)
Del numero di connazionali coinvolti negli attentati dell’11 settembre non c’è mai stata contezza esatta. Giulio Picolli ne ha cercato, uno a uno, i nomi finché è arrivato a una lista di 414 persone











