Gli ultimi tre sono riusciti ad avere un nome solo lo scorso anno. Si chiamavano Ryan Fitzgeral (28 anni, di Floral Park) e Barbara Keating (72 anni, di Palm Springs), più un terzo che però resterà anonimo: troppo il dolore dei familiari, troppo il timore di sentir riprendere la processione di telefonate di vicinanza, di solidarietà, di condivisione della tristezza. Basta: lascia che i morti stiano con i morti, ché due volte lo stesso lutto non lo si può reggere. Soprattutto quel lutto, che indusse anzitempo all’Orco alme di eroi e scatenò la vendetta degli Achei. Era l’11 settembre di 25 anni fa e le mura che caddero fecero più rumore di quelle di Troia, di quelle di Gerico; anche si portavano il nome ben meno aulico di WTC. Un Santo che adesso è di gran moda, in circostanze simili, sentenziò: Mundus senescit, il mondo invecchia. E sono invecchiati, insieme ad esso, gli Stati Uniti tutti, paese giovane e adolescente per loro stessa scelta e definizione, ma da allora più suscettibile e inciprignito di una potenza europea dell’Ottocento.
Con loro (Keating, Fitzgerald e colei che resterà nell’anonimato) sono 1.653 le vittime dell’11 Settembre ad avere ricevuto un nome. Ne restano da identificare, a conti fatti, mille e cento. Otto anni fa erano 1.111: l’opera di identificazione, pietosa come non mai, procede lenta e faticosa e chissà se mai finirà.












