Piove, preferenza ladra. Meloni apre l’ombrello prima di scivolare sul subemendamento Boccia, le preferenze estese. Viene respinto (99 favorevoli e 68 contrari). Il governo che ripristina le preferenze, dopo trentacinque anni, passa come quello che le boccia. E’ una Waterloo comunicativa. Deve intervenire Meloni, spiegare: “Le preferenze tornano perché le ha introdotte FdI”. E’ il risultato della paura, di una catena di errori e della sfrenata libertà, democratica, di Ignazio La Russa che ricorda: “Io sono il presidente del Senato, ho una mia autonomia”. Per Meloni c’è la sua mano e la raccontano infuriata perché “sulla genesi di questa giornata ci sarebbe molto da …”. Marco Lisei, il senatore di FdI, dice che “si è andati fuori dal solco. Non si doveva subemendare”. Il cigno nero della storia è La Russa, lo zio me ne frego!Il Parlamento approva la legge sul cinema, a firma Schlein, e al Senato si dirà “Vogliamo le preferenze”. Altro cinema. Vannacci invita Meloni “a tirare fuori gli attributi”, la senatrice Maiorino del M5s, parla di “stomaco”, mentre Renzi imita Meloni, e a sua volta c’è Gasparri che imita Renzi che imita Meloni. Se al Senato, dove c’è il voto palese, si rischia l’incidente, alla Camera, dove il voto sarà segreto, si prevede il proporzionale delle coscienze. Giovanni Donzelli, anche solo per agitare le opposizioni e per non permettere a Vannacci, il generale feccia, di dare lezioni, lascia intendere che si può votare. E’ una trappola, un trucco astuto di Boccia-Paita e Patuanelli (Avs le preferenze non le vuole) e a dirla intera, se fosse passato il subemendamento, a farne le spese sarebbero state le donne e Schlein. Nel Pd chi ha le preferenze? Ce l’hanno i riformisti, i Guerini, i Decaro, i Bonaccini, i Gori, l’altro partito. Alle Europee, Schlein, che pure si è candidata nelle isole e al centro, ha raccolto duecentomila preferenze, ma da segretaria del Pd. Solo la paura di Vannacci fa inciampare la destra in questa pozza di settembre. Basterebbe dire, come Michele Barcaiuolo, coordinatore di FdI Emilia-Romagna: “Perdonatemi, signori, ma fino a prova contraria dopo trent’anni le preferenze le inseriamo noi”.Lo scrive Meloni a sera: “Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo tema, chi non le ha mai volute in questi 35 anni e ha votato per bocciarle anche un mese fa”. E’ stato abile Boccia, e si vede che conosce bene Meloni e sa che per pungerla serve usare la parola “coerenza”, solo che Tajani e Salvini hanno problemi più urgenti. Uno, Tajani, è a San Paolo del Brasile, e Salvini di legge elettorale non vuole saperne. La linea politica della Lega la dà ultimamente la compagna Francesca Verdini, Evita Verdon, una che ha fatto degli studi seri, la Normale Verdini di Pisa. Max Romeo, che è ancora capogruppo della Lega, un altro hidalgo che ha le Pontide contate, premette che “non voteremo il subemendamento e neppure Forza Italia”. Il ponte è Meloni-Donzelli-Gasparri-Benigni-Craxi, con la promessa di Meloni che “i patti li rispettiamo”, ma solo dopo ben tre sospensioni d’Aula, le telefonate e il fastidio di Meloni perché “sono io che restituisco le preferenze e ora passa che le tolgo? Inconcepibile”. L’errore si sarebbe consumato in commissione, una volta presentato l’emendamento Lisei che fa decadere a cascata quelli delle opposizioni. Boccia, Paita e Pirondini, i capigruppo di Pd, M5s, Iv protestano non solo con La Russa. Evidenziano una certa complicità degli uffici del Senato e La Russa non può consentire che si metta in discussione la nobiltà dei suoi funzionari. Garantisce che si può subemendare. Era estate. Si sottovaluta l’effetto comunicativo e quel Vannacci che già di mattina “si appella a tutta la destra” per votarlo. Vannacci non ha senatori e può guastare a volontà, come può farlo Renzi che prende la parola per rivolgersi a Meloni: “Non si faccia impaurire da Tajani e Salvini anche perché è il solo essere vivente che si fa impaurire da Tajani e Salvini”. Anche Boccia lavora sull’orgoglio: “Per Meloni la coerenza è una ragione di vita. Si tira indietro? E’ la sua maggioranza che in commissione ha precluso i nostri emendamenti. L’errore lo hanno commesso loro”. Si cercano colpevoli, a destra. Andrea De Priamo, il presidente della Commissione Affari costituzionali, che ha sostituito Balboni, viene inseguito: “Devo rispondere al ministro, scusate”. Maurizio Gasparri, che dorme forse due ore a notte, si limita a “Gli accordi si rispettano e devono rimanere tali”. E’ suo l’intervento finale che compatta. La ministra Casellati si rimette alla volontà dell’Aula e in FdI si parla di libertà di coscienza che in FdI si traduce in “la libertà è che si vota no”. Il governo non vota con l’opposizione e si ritrova a dover affrontare anche i rilievi del Quirinale.La legge elettorale chiamata Stabilucum continua a essere modificata tanto che meriterebbe il nome di Modificabilum. Si scopre così che la soglia per i partiti cespuglio si abbassa mentre si alza il numero di firme per chi vuole presentarsi alle elezioni. Sembra che debba cadere il mondo, il governo, che si debba andare a elezioni a gennaio. Solo Daniela Santanché, che ha mille vite e visto passare mille crisi, ci riporta alla calma con “Che succede? Niente”. A Napoli hanno come parola “ammuina”, a Palermo “annacarsi” e poi c’è il solito Boccia che a Bari, ma forse anche a Garbatella, la riduce con “alla maggioranza non regge la pompa”. Renzi, l’aedo, preannuncia “che proveranno ad arrivare alla fine, sperare che la guerra in Ucraina finisca e che l’economia abbia un rimbalzo”. Al momento sono aumentati solo i tassi di interesse e c’è Giorgetti che commenta: “Non è una sorpresa, purtroppo era una decisione attesa. Poiché la causa dell’aumento dell’inflazione sono i prezzi dell’energia più che ‘raffreddarla alzando i tassi, bisogna fermare le guerre”. Stanno scommettendo sul futuro sia Giorgetti sia Meloni. Comprano tempo sperando di non dover pagare in rubli le preferenze di Vannacci.