ROMA – Il petrolio Brent che sale ancora a 105 dollari, il top da maggio, con la variante Wti che segue oltre i 100. Il gas che alla borsa di Amsterdam tocca 82 euro al megawattora, come non succedeva dal terribile 2022. E una Banca centrale europea che, in mezzo alla nuova escalation in Medio Oriente, prova ad arginare un’ondata di inflazione che si sta rivelando ben più persistente del previsto. Ieri i guardiani dell’euro hanno varato uno scontato ed unanime rialzo del costo del denaro, il secondo dell’anno, portandolo al 2,5%. Ma più rilevanti — per famiglie, imprese e mercati — sono i toni da falco con cui la presidente Christine Lagarde ha descritto le prospettive. «Crediamo che l’inflazione sarà più duratura di quello che abbiamo anticipato», ha spiegato, alzando le stime per il prossimo anno di due decimi, al 2,5%. Per quanto Lagarde abbia ribadito il suo mantra per tempi di incertezza — la Bce deciderà volta per volta — ora i mercati si aspettano un’ulteriore stretta da un quarto di punto entro fine anno e altre due nel 2027, che porterebbero i tassi decisamente in area restrittiva.
La crescita tiene
In una tempesta che rischia sempre più di diventare perfetta restano sprazzi di sereno. Il primo, che allontana lo scenario terribile da stagflazione e allarga i margini di azione della Bce, è una crescita in Europa più «resiliente» del previsto. Dopo la vivace chiusura di secondo trimestre e segnali positivi in questo terzo, l’Eurotower ha ritoccato al rialzo le stime per il 2026 (+0,9%) e il 2027 (+1,4%). L’altro elemento incoraggiante è che la fiammata dell’energia per il momento non si è trasferita agli altri beni né ha innescato un ciclo di aumenti salariali, i tanto temuti effetti secondari.












