Roma, 10 settembre 2026 – La Bce torna a stringere sul costo del denaro per fermare l’inflazione riaccesa dalla guerra in Medio Oriente. Il Consiglio direttivo ha alzato di 25 punti base il tasso sui depositi, portandolo al 2,50%: è il secondo rialzo del 2026. Christine Lagarde indica il bersaglio: riportare l’inflazione al 2%, mentre petrolio e gas spingono verso l’alto i prezzi e i mercati scommettono su altre strette.

La Bce vede un’economia europea più resistente del previsto, ma ha alzato le stime sui prezzi: inflazione al 3% quest’anno, al 2,5% nel 2027 e ancora al 2,1% nel 2028. È lo shock energetico legato alla crisi di Hormuz a preoccupare Francoforte. Nello scenario più grave, nel 2027 la crescita potrebbe frenare allo 0,4% e l’inflazione balzare al 5,4%. Lagarde non promette altri rialzi e ribadisce che si deciderà riunione per riunione, ma il messaggio è netto: la Bce è “determinata” a riportare i prezzi verso il 2%. I mercati hanno letto la conferenza stampa in senso restrittivo e scommettono su altri aumenti, con il costo del denaro verso il 3%.

Gli effetti arriveranno rapidamente su famiglie e imprese. Per un mutuo variabile tra 125 e 150mila euro a 25 anni la rata può salire di 15-25 euro al mese. Con un ulteriore rialzo il Tan medio dei variabili potrebbe arrivare al 3,30%, quasi allineandosi al fisso. Più delicato è il credito alle imprese. Confartigianato segnala che a marzo i prestiti alle piccole aziende erano già diminuiti del 4,3% su base annua. Nel secondo trimestre gli investimenti in macchinari sono scesi del 2,3%, mentre la produzione industriale è rimasta ferma a luglio. Negli Stati Uniti, intanto, i prezzi alla produzione al 5,4% tengono sotto pressione anche la Fed, che potrebbe essere costretta a seguire la Bce sulla strada dei rialzi.