Nei primi sei mesi del 2026, in Italia sono stati installati appena +3,4 GW di nuovi impianti rinnovabili, e continuando con questo ritmo a fine anno ce ne sarebbero dunque 6,8 GW, meno dei +7,2 GW registrati nel 2025 (a loro volta in calo del 3,9% rispetto al 2024). Purtroppo non va meglio sul fronte delle batterie, in base ai dati del sistema Gaudì di Terna, messi in fila dall’Osservatorio sistemi di accumulo dell’associazione confindustriale Anie Rinnovabili.
Il parco italiano degli accumuli continua ad aumentare, ma troppo lentamente: il flusso delle nuove installazioni sta mordendo il freno proprio mentre cresce il bisogno di flessibilità del sistema elettrico. Quando il sole si spegne, dovrebbero accendersi le batterie: gli accumuli consentono infatti di trasferire nel tempo l’elettricità prodotta dalle rinnovabili come fotovoltaico ed eolico, limitando gli sprechi quando la generazione supera la capacità di assorbimento della rete e restituendola nelle ore in cui serve maggiormente.
Al 30 giugno l’Italia disponeva, escludendo gli impianti di pompaggio, di 19,3 GWh di capacità e quasi 8 GW di potenza; nel secondo trimestre del 2026, però, la nuova capacità installata è crollata dell’82% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre la potenza aggiunta è diminuita del 68%. Allargando l’analisi agli ultimi dodici mesi, la capacità delle nuove installazioni è diminuita del 58% e la potenza del 42%. Il rallentamento interessa l’intero Paese: nel confronto tra i primi semestri del 2025 e del 2026 tutte le regioni mostrano variazioni negative per entrambe le grandezze.








