“La stretta di Trump sull’immigrazione ha un impatto negativo sull’economia statunitense”, spiega l’Economist. Per prima cosa sta riducendo la forza lavoro. “Tra il 2022 e il 2024 l’immigrazione netta (le persone che arrivavano meno quelle che lasciavano il paese) superava i due milioni all’anno. Nel 2025 è scesa intorno allo zero, secondo la Brookings institution”. L’ufficio di bilancio del congresso stima che nel 2026 le persone in età lavorativa saranno 2,3 milioni in meno rispetto alle previsioni formulate a inizio 2025. Da gennaio la forza lavoro si è già ridotta di più di un milione di unità.
La carenza di manodopera è evidente nell’edilizia, un settore in cui circa il 30 per cento degli undici milioni di lavoratori è nato all’estero. Lo stesso fenomeno si registra nella ristorazione, negli alberghi, nell’industria alimentare e nell’assistenza. Secondo una stima dell’Economist, dall’inizio del secondo mandato di Trump l’occupazione tra gli immigrati arrivati senza documenti è diminuita di circa 900mila unità.
Gli aumenti salariali non bastano a compensare il calo. Nell’edilizia le paghe crescono del 5,2 per cento all’anno, ma non attirano abbastanza lavoratori nati negli Stati Uniti. E l’intelligenza artificiale difficilmente colmerà il vuoto nel breve periodo: nella prima metà del 2026 la produttività è cresciuta appena dell’1,1 per cento. La scarsità di lavoratori potrebbe accelerare l’adozione dell’ia, ma nel breve periodo la costruzione dei data center necessari al suo sviluppo richiede altra manodopera e rischia di aggravare le carenze.







